Terapia COVID: il plasma iperimmune

Una terapia per il COVID attualmente esiste. È sicura (ad oggi non sono state riportate reazioni avverse), efficace e oltretutto estremamente economica. In assenza di farmaci efficaci il plasma iperimmune risulta essere la terapia migliore per trattare i pazienti malati di COVID.

A maggio 2020 è stata approvata dall’Aifa la sperimentazione “Tsunami”, una sperimentazione volta a valutare l’efficacia del plasma iperimmune. Nonostante ciò, fino ad ottobre 2020, pochi ospedali italiani hanno mantenuto la promessa di sperimentare la sopracitata terapia, ma finalmente verso fine ottobre 2020 il programma di sperimentazione è stato avviato nella maggior parte delle regioni italiane.

Che cos'è il plasma iperimmune?

Per quanto ne sappiamo oggi non esistono farmaci in grado trattare efficacemente i sintomi dati dal Sars-Cov-2, ed infatti il plasma iperimmune non è un farmaco.

Il plasma è la parte liquida del sangue che contiene, fra i vari elementi, anche gli anticorpi. Il plasma iperimmune anti-COVID è quindi il plasma estratto dal sangue di persone che hanno contratto e superato il virus. Il loro plasma contiene infatti gli anticorpi in grado di eliminare rapidamente il virus.

Differenze fra vaccino e plasma iperimmune

  • Vaccino: il vaccino, di cui abbiamo ampiamente parlato in questo articolo, induce una risposta immunitaria attiva facendo sì che l’organismo stesso “apprenda” come generare gli anticorpi contro il virus. Il vaccino ha quindi un effetto duraturo nel tempo.
  • Plasma iperimmune: conferisce un’immunità passiva contro il patogeno. L’effetto delle globuline iperimmuni è istantaneo ed a breve termine: come tutte le immunoglobuline somministrate per via endovenosa, hanno un’emivita (sopravvivenza all’interno del sangue) di sole 72 ore e sono eliminate in circa 3-4 settimane.

Esigenza di donatori

I limiti di applicabilità della terapia con plasma iperimmune risiedono proprio nella carenza del plasma iperimmunizzato. Ci sono infatti ancora troppi pochi donatori in relazione alle richieste degli ospedali.

Chi può donare?

  • Donne nullipare (ovvero che non abbiano avuto gravidanze o aborti).
  • Pazienti ufficialmente guariti (ossia dopo diagnosi con tampone positivo, ne è stata constata la guarigione mediante due tamponi negativi).

Oppure

  • Coloro che, pur senza precedenti diagnosi, abbiano rilevato da test sierologico positività per le IgG.

In entrambi i casi deve essere sempre verificata la completa guarigione dall’infezione e, a queste condizioni, si devono aggiungere tutti i requisiti per poter donare sangue e plasma. Verranno inoltre eseguiti ulteriori test virologici ed altre verifiche per accertare la presenza di adeguato titolo di anticorpi neutralizzanti.

Conclusioni

La terapia con plasma iperimmune è attualmente in sperimentazione e ha avuto riscontri molto positivi.

In prospettiva futura possiamo dire che rimarrà solamente una terapia temporanea e di emergenza in quanto verrà completamente rimpiazzata dal vaccino e, eventualmente, da nuovi farmaci antivirali in grado di combattere il Sars-Cov-2.

Altre fonti

Pubblicato da Gabriele Feudo

Studente di Medicina e Chirurgia presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Appassionato di sport a corpo libero, psicologia e scienza.