SARS-Cov-2 e i vaccini: la ricerca sul rischio di trombosi

Una malattia multisistemica: non solo varianti

Nel caso di AstraZeneca i rari casi sono in aggiornamento (1 ogni 10.000)

L’aumento dei casi di infezione e della letalità da virus Sars-CoV-2 continua a riunire l’ intera comunità scientifica da sempre impegnata nella revisione di nuovi dati di ricerca rispetto a quanto si pensava all’inizio della pandemia. Infatti gli studi più recenti suggeriscono che, sebbene questo virus sia oramai noto per le sue varianti sempre più aggressive, allo stesso tempo si esprime nel corpo umano con una variabilità di manifestazioni importanti. Tant’è vero che il rischio trombotico sia arterioso sia venoso ed i conseguenti effetti sistemici fanno del COVID-19, una malattia non esclusivamente respiratoria.

Trombosi: definizione e differenze

Trombosi è un termine medico ampio e complesso specie se associato a diverse condizioni mediche aventi origini molto diverse. Ad esempio, la pillola anticoncezionale causa trombosi principalmente nelle gambe e nelle braccia; il rischio di trombosi legato al fumo include soprattutto trombosi agli arti o ai polmoni e al momento non è chiaro se il fumo aumenti il rischio del tipo di trombosi venosa cerebrale.

Quest’ultimo tipo di trombosi è stata oggetto di indagine dell’EMA sul vaccino AstraZeneca che ha stabilito che il vaccino non aumenta l’incidenza generale delle trombosi, ma può rischiare di aumentare la probabilità di trombosi dei seni venosi cerebrali, un tipo molto raro e specifico di trombosi con possibile trombocitopenia su base autoimmune (porpora trombocitopenica immunitaria (ITP), cioè un disturbo della coagulazione del sangue dato da una carenza di piastrine con conseguente rischio di emorragie specialmente in anziani e pazienti più gravi e/o predisponenti.

Covid-19 e coagulazione: trombosi, CID e trombocitopenia

L’azione combinata tra il danno endoteliale da Sars- Cov-2 con conseguente attivazione della coagulazione del sangue e sistema immunitario è fondamentale per contrastare l’infezione virale.

Tuttavia, una risposta infiammatoria e coagulativa è pericolosa perché può portare a una trombosi vascolare polmonare, data inizialmente da una manifestazione tipica: dolore, gonfiore, arrossamento della zona colpita e dilatazione delle vene superficiali ed in particolare quelle delle gambe. Se un trombo si sviluppa perifericamente può frammentarsi prendendo il nome di embolo.

Tale frammento si muove all’interno dei vasi del circolo sanguigno arrivando persino al polmone (embolia polmonare con mancanza improvvisa del respiro, dolore al petto e un’accelerazione dei battiti cardiaci), una condizione di emergenza soprattutto se aggravata da un quadro di polmonite da Sars-CoV-2.

Contrariamente al caso di CID (coagulazione intravascolare disseminata), il sangue può coagularsi spontaneamente e a quel punto saranno colpiti diversi organi (insufficienza d’organo), tra cui quelli “nobili” cioè cuore, cervello e reni.

Vaccini e anomalie della coagulazione: cos'è la VITT

La trombocitopenia trombotica indotta dal vaccino (in acronimo VITT) è stata oggetto di uno studio scientifico pubblicato sul NEJM (New England Journal of Medicine) relativo a 11 casi di persone vaccinate in Germania e Austria e a 5 casi in Norvegia.

Tutti i pazienti presentavano un’alta presenza di anticorpi contro un complesso eparina e fattore piastrinico 4 (PF4), quest’ultima è una proteina rilasciata dalle piastrine che in condizioni normali si lega appunto all’eparina fluidificando il sangue.

Generalmente le trombosi normali, valutando sempre ogni paziente, si trattano con l’eparina ma in questo caso i pazienti hanno anche un livello di piastrine estremamente basso. Somministrare eparina (specialmente ad alte dosi ) rischia di provocare emorragie. Infatti i 16 casi descritti sopra hanno un quadro clinico simile alla condizione chiamata trombocitopenia indotta dall’eparina (HIT).

L’eparina anziché fluidificare il sangue causa coaguli. Pertanto sebbene nessuno di questi pazienti sia stato trattato con eparina, resta la similitudine della pista della trombocitopenia trombotica immunitaria indotta dal vaccino (VITT), nella quale si rilevano gli anticorpi anti PF4/eparina come nella HIT.

«Nel processo le cellule delle pareti dei vasi sanguigni si danneggiano e si formano trombi. Qualche componente del vaccino svolge un ruolo simile all’eparina, si scatena una reazione immunitaria sempre con la formazione di anticorpi anti PF4, ma per ora non sappiamo quale sia la molecola responsabile nel caso di trombosi venosa cerebrale e addominale legata al vaccino AstraZeneca e Johnson&Johnson»

Andrea Cossarizza, immunologo dell’università di Modena e Reggio Emilia

Strategia di diagnosi e terapia

Dal momento che il quadro clinico della trombocitopenia e delle complicazioni trombotiche in siti inusuali (come il cervello e l’addome) iniziano circa 1 o 2 settimane dopo la vaccinazione contro la SARS-CoV-2, la rilevazione di questi anticorpi attivanti le piastrine (anticorpi PF4-Eparina) tramite test ELISA in pazienti indagati per una trombosi e trombocitopenia postvaccinazione sarà importante per l’identificazione dei soggetti nella valutazione dei rischi-benefici dei vaccini prodotti e quelli prossimi alla somministrazione.

Nel frattempo, dato il parallelismo con la trombocitopenia autoimmune indotta da eparina, attualmente trattamento consigliato prevede la rapida somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa e la somministrazione di una terapia anticoagulante non eparinica (come l’argatroban, danaparoid, fondaparinux, o anticoagulanti orali diretti).

Fonti

Pubblicato da Noemi Maria Giorgiano

È iscritta al quinto anno di Medicina e Chirurgia all'Università de La Sapienza (Latina) ed è impegnata nella organizzazione di Iniziative Culturali per tutti gli studenti. È appassionata verso la continua ricerca sperimentale applicata nel campo della Chirurgia e alla corretta divulgazione delle argomentazioni scientifiche.