Il 50% dei farmaci che assumi non è attivo

Quella che vedi qui di seguito è la molecola dell’ibuprofene (venduto in Italia come Moment®, Brufen® ed altri), un antinfiammatorio che sicuramente avrai assunto più volte nella tua vita.

Nulla di strano, no? Ma anche quello che vedi qui sotto è ibuprofene:

Anche se non si direbbe, queste due molecole sono completamente differenti funzionalmente, infatti la prima, dopo essere arrivata nell’intestino, viene assorbita ed inizia il suo lavoro inibendo alcuni enzimi responsabili del processo infiammatorio, e così ci sentiamo subito meglio.

La seconda molecola invece, dopo essere stata assorbita dal nostro intestino, non si lega ad alcun enzima e pertanto non provoca alcun effetto sul nostro organismo.

A cosa è dovuta questa differenza?

Ad un primo sguardo le due molecole possono sembrare identiche fra loro, ma ad un’occhiata più attenta possiamo notare un’importante differenza:

L’atomo di carbonio cerchiato in rosso lega in posizioni differenti gli altri atomi. Per una molecola disegnata su uno schermo potrebbe sembrare un dettaglio di poco conto ma dobbiamo ricordare che tutte le molecole sono tridimensionali, infatti nella realtà l’ibuprofene è più simile ad una cosa del genere:

Come si spiega il problema?

È molto semplice: prendi come esempio le tue due mani, destra e sinistra. Sono uguali, eppure non sono identiche. Nonostante abbiano la stessa forma esse non possono essere sovrapposte in alcun modo se non mettendole “in posizione di preghiera”, in cui una mano è speculare all’altra.

Per alcune molecole la situazione è la stessa: nonostante siano legate a 4 atomi uguali, la loro posizione è speculare e per questo motivo non possono essere sovrapposte (e quindi essere utilizzate in modo intercambiabile) liberamente.

Queste due molecole speculari prendono il nome di enantiomeri e sono stati messi a punto dei metodi molto semplici per distinguerli (nota infatti che sotto le due prime immagini di questo articolo, prima del nome della molecola c’è scritto (S) o (R)).

Una molecola che possiede un enantiomero prende il nome di molecola chirale.

Gli enzimi del nostro organismo sono altamente specifici

Il motivo per cui uno dei due enantiomeri non ha alcun effetto sul nostro organismo, è perché gli enzimi che possediamo sono altamente specifici per uno solo degli enantiomeri, e per questo uno dei due enantiomeri non attiva nessun enzima.

Alcuni farmaci vengono venduti con entrambi gli enantiomeri

Alcuni farmaci vengono venduti come una miscela composta al 50% dall’enantiomero funzionale (che prende il nome di eutomero) e al 50% dall’enantiomero non funzionale (che prende il nome di distomero). È il caso, come abbiamo visto, dell’ibuprofene ma anche di altri farmaci come il warfarin (COUMADIN®), paroxetina (EUTIMIL®), atenololo (ATENOL®) ed altri.

Questo significa ad esempio che, per 50 mg di una pastiglia contenente un dato principio attivo, solo 25 mg saranno biologicamente disponibili.

Una tragica storia: la talidomide

Negli anni ’50 la talidomide, un farmaco agente come sedativo e anti-nausea, rivolto in particolar modo alle donne in gravidanza, fu la causa di tantissime nascite di bambini con gravissime malformazioni.

La causa di queste malformazioni era dovuta proprio ad uno dei due enantiomeri che impediva la formazione dei vasi sanguigni nei feti delle donne che assumevano talidomide.

Nel settembre 2012 la ditta produttrice del farmaco ha porto le proprie scuse ufficiali in occasione dell’inaugurazione di un memoriale dedicato alle vittime a Stolberg.

Dal 5 ottobre 2009 lo Stato italiano riconosce un’indennità mensile alle vittime della talidomide nate tra il 1958 e il 1966.

Gli enantiomeri nei farmaci oggi

Dal 1962 è stato introdotto l’obbligo di valutare singolarmente entrambi gli enantiomeri e di vendere il farmaco come miscela dei due enantiomeri solo ed esclusivamente nel caso in cui l’enantiomero non attivo sia completamente innocuo per la salute.

Nel caso uno dei due enantiomeri potesse essere causa di problemi, il farmaco da commercializzare deve essere prima purificato lasciandone solamente l’eutomero (ossia l’enantiomero attivo).

Fonti

Pubblicato da Gabriele Feudo

Studente di Medicina e Chirurgia presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Appassionato di sport a corpo libero, psicologia e scienza.