Dai vaccini tradizionali ai nuovi anti-Covid di Pfizer, Moderna e AstraZeneca

La notizia

“A partire da gennaio 2021 saranno distribuite le prime dosi dei tre candidati vaccini disponibili: quello di Pfizer, quello di Moderna e l’ultimo arrivato, in collaborazione con lo Jenner Institute dell’Università di Oxford e con l’azienda Irbm di Pomezia” – è quanto si evince dai titoli emergenti in un periodo storico come questo che coinvolge oramai non solo la comunità scientifica, ma anche i nostri affetti più cari. Quella stessa comunità scientifica rappresentata da ricercatori e scienziati di tutto il mondo che da mesi lotta per contrastare Sars Cov 2, contando ad oggi oltre 50 milioni di contagiati e oltre un milione e 200mila morti.

Gli interrogativi comuni

Solitamente li chiamiamo con i nomi delle case farmaceutiche che li stanno producendo: quelli di PfizerModerna e AstraZeneca sono dunque i vaccini anti- covid più vicini al traguardo dell’approvazione. Quali sono le caratteristiche, i pro e i contro del metodo di produzione, distribuzione e di conservazione tra i tre vaccini?

Ad oggi, non è ancora chiaro se i vaccini proteggono solo dallo sviluppo della malattia e dei sintomi del Covid-19 o se tengano del tutto il virus fuori dal corpo interrompendo la catena epidemiologica. Ma anche quando si passerà alla somministrazione su larga scala, alcune domande rimarranno ancora senza risposta, ad esempio:

Saranno necessarie delle dosi di richiamo oppure bisognerà vaccinarsi ogni anno? I vaccini terranno sotto controllo i sintomi o impediranno anche la trasmissione del virus?

È un dubbio confermato anche dai vertici di Moderna: “Il comitato vaccini dell’Autorità statunitense per i farmaci FDA dovrebbe riunirsi il 17 dicembre 2020 per analizzare i dati di efficacia e sicurezza del candidato vaccino anti-Covid mRNA-1273 dell’azienda Moderna”.

Chi saranno i primi a riceverlo?

I gruppi ad alta priorità saranno il personale sanitario, gli anziani e le persone con patologie pregresse.

Il problema della campagna vaccinale: la distribuzione del vaccino in Italia reggerà il confronto con l’efficienza organizzativa di altri Paesi Europei e non? È recente la notizia che il Regno Unito ha approvato il vaccino Pfizer- BioNTech e che le prime dosi inizieranno dalla seconda settimana di dicembre 2020, ma il problema principale non sarà la disponibilità dei vaccini, che aumenterà, ma le capacità di organizzare in tempi rapidi una distribuzione che sia in grado di coprire tutta la popolazione.

Vaccini a confronto: AstraZeneca/Oxford e Pfizer/Moderna

I vaccini tradizionali sono spesso basati su proteine virali, sintetizzate in laboratorio in grandi quantità e iniettate nel paziente per indurre una risposta immunitaria.

La tipologia di vaccino di AstraZeneca è diversa rispetto a quello mRNA di Moderna e Pfizer: si basa su vettori virali da adenovirus, un virus già conosciuto e innocuo per gli esseri umani e che, una volta iniettato, funziona da «cavallo di Troia» in cui viene inserita la sequenza genetica della proteina che il coronavirus utilizza per legarsi alle cellule e replicarsi.

La Pfizer e Moderna hanno invece preso una scorciatoia, poiché i vaccini basati su questo sistema innovativo impiegano forme sintetiche di mRNA – realizzate in laboratorio – che contengono le istruzioni per produrre alcune proteine specifiche del coronavirus.

Ogni iniezione contiene nanoparticelle lipidiche – bolle di grasso – che circondano un filamento di materiale genetico, l’RNA messaggero appunto. Dopo che il siero è stato iniettato, la capsula adiposa trasporta il suo carico nelle cellule e l’RNA messaggero le istruisce a costruire la proteina Spike, insegnando efficacemente al sistema immunitario come riconoscere e bloccare il coronavirus grazie alle cellule T e agli anticorpi. Quando si entra in contatto con il virus sono tutti già attivati per combattere Sars Cov 2.

Dalle fasi sperimentali alle prospettive future

“Lo studio sperimentale della formulazione di un vaccino si svolge ovviamente in cieco: nessuno – neanche i medici o i capi dell’azienda – sa chi è stato vaccinato per davvero e chi è stato vaccinato per finta con una soluzione salina (placebo). Perché uno studio può essere fermato? Esclusivamente per motivi etici: se ci si accorgesse che nessuno dei vaccinati si ammala e diversi dei non vaccinati si ammalano, con una forte validità statistica, sarebbe non etico privare chi è stato vaccinato per finta del vaccino vero. Inoltre, se si interrompe lo studio dopo avere vaccinato 7.000 persone invece che 15.000 si avranno magari dati affidabili sull’efficacia, ma si dovrà rinunciare a qualcosa sul fronte della sicurezza: può anche accadere il contrario, ovvero che tra i vaccinati si registrano effetti collaterali gravi e in questo caso sarebbe inaccettabile continuare a vaccinare i partecipanti”.
(Roberto Burioni)

La strategia vaccinale associata ai nostri comportamenti è la strada per uscire dall’incubo: l‘efficacia (cioè probabilità di prevenire l’infezione), la sicurezzauna produzione costante, sono i tre requisiti necessari prima di chiedere l’autorizzazione di una campagna vaccinale.

“Dire io non mi farò il vaccino se non ci sono dati sulla sicurezza è come dire “io non guiderei un auto senza freni”, ma senza freni non si vendono mica le auto – nel momento in cui il vaccino sarà approvato, dobbiamo aver fiducia in queste organizzazioni”
(Roberto Burioni).

Pubblicato da Noemi Maria Giorgiano

È iscritta al quinto anno di Medicina e Chirurgia all'Università de La Sapienza (Latina) ed è impegnata nella organizzazione di Iniziative Culturali per tutti gli studenti. È appassionata verso la continua ricerca sperimentale applicata nel campo della Chirurgia e alla corretta divulgazione delle argomentazioni scientifiche.