Cellule tumorali: cosa sono e come funzionano

I tumori originano da cellule dei nostri stessi tessuti che, nel corso del tempo, accumulano mutazioni genetiche in grado di modificarne il comportamento biologico. 

Tali mutazioni si verificano frequentemente in geni che controllano la crescita della cellula e che, se alterati, fanno sì che la proliferazione della stessa continui in maniera eccessiva e senza freni, dando luogo a quella che è una massa di cellule altamente proliferanti detta “tumor”.

Quali sono i geni coinvolti?

I geni coinvolti nella proliferazione di cellule neoplasiche (o anche dette tumorali) sono prevalentemente 4:

  1. Proto-oncogeni: questi geni promuovono la fisiologica crescita e proliferazione cellulare ma quando vengono alterati da una mutazione essi vanno incontro ad una “gain of function”. In questo modo i proto-oncogeni iniziano a funzionare più del dovuto portando la cellula ad una incontrollata crescita (un esempio di questi è il gene Ras).
  2. Oncosoppressori: da immaginare come dei freni, fungono da inibitori della proliferazione; al contrario dei precedenti, vanno incontro ad una “loss of function”. A questo punto la cellula non ha più un freno e continuerà a moltiplicarsi indefinitamente (un esempio di questi è il gene p53).
  3. Geni che regolano il processo apoptotico (vedi approfondimento in verde a fine paragrafo).
  4. Geni coinvolti nella riparazione del DNA: se la cellula perde la capacità innata che ha di riparare i danni presenti nel DNA, l’accumulo di mutazioni genetiche diventa inevitabile.

Perché questi geni sono così importanti?

Perché normalmente le cellule hanno la capacità di riparare le mutazioni e, se non possibile, vanno incontro al processo di apoptosi (suicidio programmato della cellula), facendo sì che non si venga a creare una situazione di pericolo.

Questi meccanismi invece non vengono messi in moto nel caso in cui ad essere colpiti siano i geni sopracitati.

Non solo una mutazione

Quasi mai è una singola mutazione a dare origine ad un tumore, bensì è un insieme di alterazioni che a poco a poco cambiano il fenotipo della cellula. Man mano che si passa da epitelio normale, a tumore benigno, a tumore maligno, a metastasi si accumulano sempre più mutazioni. Affinché ciò avvenga è necessario un lungo periodo di tempo (mesi, se non anni), durante il quale è possibile intervenire per bloccare la progressione.

Agenti cancerogeni

Alla base della genesi di un tumore, tuttavia, non vi sono solo mutazioni genetiche.

Il processo di conversione da cellula sana a cellula tumorale è facilitato dall’azione di un agente cancerogeno, ovvero una sostanza fisica (es: radiazioni ionizzanti, radiazioni ultraviolette), chimica (es: fumo di combustione, fumo di tabacco, alcol, estrogeni, polveri di silice) o biologica (es: virus, batteri, funghi). 

Le mutazioni a livello di quei geni critici, quindi, possono essere sia spontanee che indotte/favorite da tali fattori.

Inoltre, si è visto che ad essere coinvolte nello sviluppo del cancro sono anche modificazioni epigenetiche: in questo caso, sembrerebbe che geni potenzialmente pericolosi passino da una forma inattiva ad una forma attiva (in altre parole, vengono espressi) grazie a particolari agenti promotori o epigenetici, che possono essere ormoni, immunosoppressori, amianto, il DTT. 

Le metastasi

Altro motivo per cui le cellule cancerose sono temute è la capacità di dare metastasi, il processo attraverso cui le cellule tumorali migrano dalla loro sede originaria ad un’altra parte del corpo sfruttando il sangue o i vasi linfatici.

Ciò è possibile grazie al fatto che le cellule del tumore primario iniziano a staccarsi le une dalle altre (producendo enzimi proteolitici capaci di degradare la membrana basale) e iniziano così la propria migrazione.

Tutti gli organi possono essere sede di metastasi, ma i due più comuni risultano fegato e polmone data la loro abbondante vascolarizzazione.  

Il fenomeno della metastasi di verifica generalmente in fase avanzata ed è sempre un evento a prognosi negativa: lo scopo della terapia è, infatti, quello di intervenire quanto più precocemente possibile per scongiurare la metastatizzazione del tumore. 

Farmaci chemioterapici

I chemioterapici sono farmaci che aggrediscono le cellule in attiva proliferazione interferendo con i meccanismi alla base della divisione cellulare. Purtroppo della loro azione ne risentono anche cellule sane che altrettanto proliferano intensamente: quelle del bulbo pilifero, del sangue, del tratto digerente. Non a caso, i principali effetti collaterali dei chemioterapici sono: perdita dei capelli, anemie, vomito e diarrea.